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[Fic] I love you, I love you not

Titolo: I love you, I love you not
Fandom: Sherlock Holmes (Guy Ritchie)
Genere: Introspettivo, erotico, triste
Avvertimenti: rating pg-13, lime
Note: Scritto per il fill di un prompt della Sagra del kinkmemeita 
Non mi è venuta molto bene, ma è l'unica cosa che ho scritto su SH in mesi, quindi...


«John?» Sente mormorare accanto al suo orecchio, nel dormiveglia.
«Mh? Cosa?» Bofonchia, aprendo pigramente gli occhi e sbadigliando sonoramente, sventolando la mano per allontanare un odore sospetto. Un odore di fumo. Subito si riscuote, sbattendo le palpebre per lo stupore quasi infantile. «Che cos'è successo?» Chiede, allarmato.
«Non lo so, John, ma pare che l'odore venga da lì» Squittisce Mary, facendosi aria con il ventaglio ed accigliandosi mentre indica un punto ideale fuori, in corridoio. Watson sospira, alzandosi dal suo confortevole sedile ed avviandosi con aria decisa e con la sua andatura veloce, schietta eppure zoppicante verso la fonte del potenziale problema.
Fumo. Fuoco. Non li vede, ma l'odore è quello del carbone bruciato.
«Buon Dio!» Esclama, coprendo il naso con la mano a conchiglia ed avviandosi, non sa bene dove. Dovrebbe proprio essere il penultimo vagone, il loro - o meglio, il secondo - e si chiede in che condizioni sia il primo vagone. Peggio, se ci fossero persone. Allarmandosi, apre la porta del vagone successivo, schermando anche gli occhi nel fumo. Quello che vede lo sconcerta, solo un attimo: un falò proprio in mezzo al pavimento. Qualcuno ha appiccato il fuoco! Vorrebbe urlarlo per avvertire qualcuno che non sia la moglie - ormai ha imparato che nelle situazioni di pericolo la donna si chiude a riccio.
Anzi, in verità vorrebbe urlare e basta, perché un braccio possente ha appena circondato la sua vita ed una mano gli ha convenientemente coperto la bocca, premendo sulle labbra e concedendogli giusto un mugolio che comunque nessuno sentirà. Con gli occhi coperti dal fumo Watson non comprende chi l'abbia afferrato ma alla fine lo sconosciuto apre i finestrini, facendo diradare il fumo. Quasi contemporaneamente, un rumore come di acqua versata ed un leggero sfrigolio fanno da sottofondo al sobbalzare del treno sulle rotaie.
Una figura di donna si staglia nel fumo. Troppo robusta, però. E decisamente poco femm--
«HOLMES!» Esclama, appena la figura diventa familiare. Il detective, spalancando gli occhi, si precipita a coprire di nuovo la sua bocca.
«Sssshhh!» Esclama, guardandolo di traverso. «Faccia attenzione!» Lo ammonisce.
«Cfdfvlfffqff?!» Bofonchia, accigliandosi ed agitandosi.
«Fermo!» Esclama Holmes. «Senta, lei deve ascoltarmi. Mary fa parte di un--»
«NO! Non voglio sapere niente! Se ne vada...» Protesta Watson, riuscendo a liberarsi. L'altro provvede a coprire di nuovo quelle labbra che, non l'ha mai ammesso, ama molto.
«La smetta, le sto salvando la vita!» Sibila, mortalmente serio.
C'è giusto un minuto di silenzio attonito, perché Watson sa bene quando Holmes parla seriamente, e questa è una di quelle occasioni. Si acciglia ed immediatamente avverte una stretta gelida al cuore. La medicina non sa analizzare e curare la delusione; Watson si trova quindi in balia della demotivazione quando comprende quello che Holmes gli sta dicendo. Ha senso, dopotutto. Se Mary fosse stata nei piani di Moriarty fin dall'inizio? Sarebbe servita ad indebolire Holmes, proprio attraverso l'unica persona a cui tiene più di qualsiasi cosa. «Ho scoperto da una conversazione... Che Mary è stata incaricata di ucciderla in luna di miele, quando lei sarebbe stato lontano da me!» Aggiunge Holmes, non senza un'ombra di dolore al solo pensare ad una eventualità simile.
«Ma... Lei mi ama.» Protesta debolmente, indeciso fra il credere o no all'amico.
«Ma per favore. È una donna. Le donne sono vipere, e potrei farle un esempio alquanto chiaro» Sussurra Holmes, tenendo gli occhi affondati in quelli di Watson, che come sempre non può separare indenne i loro sguardi.
«Irene Adler è il peggior esempio, ma non può generalizzare! Il genere femminile non può essere riassunto da un solo individuo! Lei si sbaglia, Holmes...» Cerca di argomentare, deglutendo per il dolore che il dubbio sta già seminando.
«Mi sono mai sbagliato?» Mormora Holmes, fissandolo attraverso il trucco.
«No, ma... Aspetti, perché è vestito da donna?!» Esclama, scuotendo la testa. Holmes rimane a fissarlo, senza rispondere, facendogli capire che il punto è un altro.
«Aspetti» Risponde, armeggiando nel finto reggiseno mentre Watson gira la testa vagamente disgustato.
«Holmes, lei è incredibile!»
«E lei è un testardo» Risponde Holmes, facendo scattare qualcosa quando riesce ad alzare il braccio del collega. In qualche secondo, Watson si accorge di essere stato ammanettato. E che l'altro polso è saldamente tenuto dalla mano di Holmes. I loro occhi si scontrano giusto qualche secondo prima che Holmes distolga il suo, borbottando qualcosa su una auto-punizione nel ring.
«Che sta facendo?!» Quasi grida Watson, prima di ritrovarsi imbavagliato con il foulard che prima era indossato dalla finta versione femminile del detective. E ne sente il profumo, intenso. Chiude gli occhi quasi senza rendersene conto per non osservare l'altro corpo che si spoglia degli indumenti femminili. Non sarebbe la prima volta che vede il compagno meno vestito, ma qualcosa gli dice che è meglio non guardare. Dopo quelle che sembrano ore, il freddo crescente solletica le sue mani ed i suoi occhi si aprono di nuovo, fissandosi in quelli fragili e liquidi di Holmes, che si trova a pochi centimetri dal suo viso. Ed il suo respiro si mescola con l'odore impresso nel foulard.
«La prego, resti con me» Sussurra, senza alcuna particolare inflessione nella voce, ma che Holmes faccia richieste così esplicite stupisce il dottore. Riflette, pensa che dev'essere disperato. Se lo immagina a casa, che guarda Gladstone e ricorda le loro piccole liti; che guarda la poltrona vuota davanti a sé; che si ritrova a parlare con il nulla delle proprie scoperte.
Guarda in basso, sospirando lievemente e maledicendosi per la propria emotività.
«L'ho sposata, Holmes. Non posso tornare indietro.»
Holmes pare momentaneamente colpito, ma torna impassibile quasi subito.
«Nemmeno se sua moglie» Comincia, quasi sputando l'ultima parola, «È un'assassina?»
Watson sospira e rimane in silenzio, per poi soffocare un altro respiro quando una mano diversa dalle proprie scivola lungo il suo fianco. Guarda Holmes con aria attonita ed aggrotta le sopracciglia. «Che cosa sta facendo?»
Holmes non risponde, continuando con quella lieve carezza fino al bacino, fermandosi lì.
«Holmes, non le ho permesso di toccarmi» Ringhia poi, iniziando a capire che prima o poi potrebbe anche perdere il controllo. Ed è lo sguardo di Holmes che lo spinge in quella direzione. È semplicemente pieno di liquidi morbosi, di petrolio caldo, di sostanze irreali ma affascinanti. Non l'ha mai guardato in quel modo, ma conosce la sensazione che probabilmente l'uomo di fronte a sé sta provando. È la stessa che provava un tempo, quando l'ammirazione per quella persona era così intensa da fargli glorificare ogni sua azione. Ed Holmes, abituato più allo scherno di chi non lo sapeva apprezzare, si beava dei suoi complimenti mascherandosi dietro un volto impassibile.
Quelle parole di genuino stupore di fronte alle sue naturali capacità affinate con lo studio e l'intelligenza, quelle gli mancano. Gli manca Watson, gli manca svegliarsi e toccarlo lievemente svegliandolo nel bel mezzo di sensazioni imbarazzanti ed insieme piacevoli. Gli manca farsi medicare dalle sue mani, guardandolo ed ammirandolo a sua volta. Gli mancano anche i loro litigi, gli mancano la sua compagnia ed il suo corpo; il suo supporto e le sue labbra.
«Holmes, è troppo tardi per questo.»
Non è mai troppo tardi. Holmes abbassa gli occhi con aria sconfitta, per poi aprire i pantaloni dell'altro uomo, che rabbrividisce e si agita nella sua presa. «Holmes! Cos--» Comincia, soffocando un gemito quando Holmes inizia a stuzzicarlo lievemente, guardando ogni sua espressione.
«Holmes, è... È venuto qui truccato da donna per...?»
«No, quello è perché sono ricercato quasi ovunque, era l'unico modo per salire su questo treno.»
Watson vorrebbe chiedersi perché Holmes è ricercato, ma al momento ogni suo pensiero è offuscato.
«La prego... La smetta.»
«No.» Risponde l'altro semplicemente, e Watson capisce che insistere non servirà - meglio chiudere la bocca altrimenti rischia di farsi sentire da Mary.
E gli ansiti riempiono il poco spazio fra loro, mentre gli occhi socchiusi e coperti dalle lunghe ciglia di Watson guardano quelli di Holmes che esamina ogni singolo cambio di espressione. Watson sa che quella lenta cura non fa alcun effetto su Holmes. Ma il sangue che scorre sempre più veloce nelle sue vene gli comunica che c'è un abisso di troppa umanità fra loro. Così tanta umanità che quello che Holmes gli sta facendo può farlo piegare al suo volere. Specialmente se ogni suo gesto esprime un bisogno di tenerlo accanto a sé.
«Holmes, perché lo sta... Facendo?» Sussurra Watson, inclinando lievemente la testa in avanti per il lieve piacere che cresce nelle viscere.
«Non dovrebbe esserci bisogno di dirlo» Mormora Holmes, poggiando la fronte contro la sua e continuando a fissarlo negli occhi.
Watson non si sa abituare alle cose non dette. Si acciglia di nuovo, per poi chiudere gli occhi quasi senza accorgersene.
Quando quel gesto che non comprende, lento e difficoltoso, finalmente si conclude, Watson si limita a grugnire forte, ma il suono non supera le sue labbra perché queste vengono sigillate da quelle dure e maldestre di Holmes che non è abituato a baciare.
Spalanca gli occhi, incredulo, mentre l'amico indietreggia e pulisce la propria mano su un fazzoletto che convenientemente era nascosto in una tasca, senza la minima traccia di imbarazzo.
«Holmes, mi liberi ora.»
«No, finché non torna a casa con me» Risponde, calmo.
«Non posso! Sono con Mary! ... Ed ho il sospetto che abbia inventato tutta quella storia! Se l'è inventata, vero?»
Holmes rimane a guardarlo dritto negli occhi, prima di distogliere lo sguardo e dirigersi verso il finestrino opposto, senza rispondere.
«Oh, cielo! Mi ha raccontato quelle storie per... Per questo!» Esclama, scandalizzato. Ma poi una lieve consapevolezza lo copre di una ritrovata calma e rassegnazione. «Certo. D'accordo, ho capito quello che voleva dimostrare. Ma Holmes, io sono innamorato di Mary. Ora mi liberi.»
L'altro, quasi impassibile, rimane per dei minuti a guardare fuori dalla finestra, per poi voltarsi e lanciargli un'occhiata quasi indifferente.
«Certo» Si limita a rispondere, per poi avvicinarsi e tenere gli occhi neri fissi in quelli chiari e pieni di disappunto mentre lo libera dal metallo e dal foulard, che per tutto il tempo ha coperto le narici di Watson con l'odore virile del corpo di Holmes.
«Vada pure.»
Un altro lungo silenzio aleggia fra i loro visi, prima che il dottore lasci un breve bacio sulle sue labbra.
«Le vorrò sempre bene, Holmes» Dice, con un mezzo sorriso incredulo ed addolcito. Holmes rimane a guardarlo freddamente, finché la porta dello scompartimento di un treno non si chiude fra loro.

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